30/03/2026
I tuoi ultimi cinque giri sono quasi sempre peggiori dei tuoi migliori cinque.
Non è un caso. È fisiologia.
C'è un momento preciso in cui la giornata in pista smette di essere produttiva. Non quando finite il carburante. Non quando le gomme sono esaurite. Molto prima. Quando la fatica — fisica o cognitiva — ha superato la soglia oltre la quale la qualità della guida non può essere mantenuta.
Il problema è che quasi nessuno lo riconosce quando arriva. La fatica cognitiva non fa male. Non produce sensazioni forti. Produce una degradazione progressiva e quasi invisibile — la presa che si stringe senza che ve ne accorgiate, lo sguardo che torna vicino senza che ve ne accorgiate, il gas che anticipa senza che ve ne accorgiate, le correzioni che aumentano senza che ve ne accorgiate.
E poi guardate i dati e non capite perché gli ultimi giri erano così diversi.
La cosa peggiore? Guidare in quello stato non produce apprendimento. Produce consolidamento di errori. State costruendo abitudini peggiori inconsapevolmente, ripetendo gli errori che la fatica introduce nella tecnica abbastanza da iniziare ad automatizzarli.
Il nuovo articolo di Giuseppe Piccioni — Istruttore ACI Sport, Rally Factor Driving School — i segnali precoci della fatica fisica e cognitiva, cosa succede alla tecnica quando arriva, quando fermarsi, e come recuperare tra le sessioni.
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— Giuseppe Piccioni
Istruttore ACI Sport
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