Scuola rally Rally Factor
- Che cos’è lo scandinavian flick
- Perché funziona: il trasferimento di carico
- Contropiega, pendolo, finta scandinava
- Come si esegue: i cinque tempi
- Su che fondo funziona davvero
- Anteriore, posteriore, integrale
- Scandinavian flick e freno a mano
- I cinque errori che finiscono in testacoda
- Come si allena senza rovinare la macchina
- Lo scandinavian flick nel rally moderno
- Dove si impara sul serio
- Domande frequenti
Lo scandinavian flick è la manovra che, vista da bordo strada, sembra un errore di guida. Il pilota arriva a una curva a destra e sterza a sinistra. La vettura si carica, si scompone, ruota, e attraversa il tornante più veloce di quanto lo attraverserebbe chiunque avesse fatto la cosa sensata. Chi guarda pensa a un colpo di fortuna. Non lo è: lo scandinavian flick è fisica applicata con un tempismo brutale, ed è il motivo per cui negli anni Sessanta un gruppo di scandinavi con macchine mediocri andava a vincere rally in mezza Europa mentre gli altri studiavano le fotografie.
Che cos’è lo scandinavian flick
Lo scandinavian flick è una tecnica di rotazione. Serve a far girare l’auto attorno al proprio asse verticale prima ancora di essere dentro la curva, nelle situazioni in cui l’aderenza è talmente scarsa che lo sterzo, da solo, non basta a cambiare direzione.
Il gesto è questo: in avvicinamento il pilota dà un colpo di volante verso l’esterno della curva, aspetta che la massa della vettura si trasferisca su quel lato, poi inverte lo sterzo di scatto verso l’interno. Il retrotreno si stacca, la macchina ruota, e all’ingresso è già puntata verso l’uscita.
In italiano la chiamiamo contropiega. Qualcuno la chiama pendolo, qualcun altro finta scandinava. Sono lo stesso movimento visto da tre angoli diversi.
Va detta una cosa scomoda. Lo scandinavian flick non è un modo raffinato di perdere il controllo dell’auto. È un modo calcolato di perderlo per mezzo secondo, in una direzione che hai deciso tu, sapendo esattamente dove e come lo riprendi. Il testacoda arriva quando manca la seconda metà di quella frase.
Perché funziona: il trasferimento di carico
Uno pneumatico produce forza laterale in proporzione al carico verticale che gli sta sopra. Su terra battuta o su neve quel carico è poco e l’aderenza disponibile è ridicola: girare il volante di più non produce più curva, produce solo sottosterzo e gomme che raschiano il fondo senza costruire niente.
Lo scandinavian flick aggira il problema usando il peso della vettura come un martello. Il primo colpo di volante verso l’esterno carica le sospensioni di un lato e mette in moto la cassa. L’inversione improvvisa scarica quel lato e ribalta il carico dall’altra parte, con una violenza che nessun trasferimento graduale può replicare. In quell’istante il retrotreno resta quasi senza peso, l’aderenza posteriore crolla e nasce la rotazione: sovrasterzo generato di proposito, con l’orologio in mano.
Il dettaglio che separa chi ha capito da chi imita: la rotazione non nasce dal volante, nasce dal ritmo con cui il volante viene invertito. Lo stesso identico angolo di sterzo, dato mezzo secondo più tardi, non produce nulla.
Una volta innescata la rotazione, il pilota controsterza e la accompagna. La traiettoria smette di essere una linea geometrica e diventa una traiettoria in curva costruita sull’assetto della macchina, non sul disegno della strada.

Contropiega, pendolo, finta scandinava
La tecnica viene associata ai piloti scandinavi degli anni Sessanta, cresciuti su strade forestali innevate dove l’aderenza era un concetto teorico. Nomi come Erik Carlsson e Rauno Aaltonen ricorrono ovunque quando si parla dell’origine dello scandinavian flick, tanto che il nome inglese della manovra è di fatto un riconoscimento geografico.
Il termine tecnico più onesto è pendolo. La cassa dell’auto viene caricata da un lato per aumentare l’ampiezza dell’oscillazione dall’altro, esattamente come si spinge un’altalena: nessuno spinge l’altalena mentre sale, tutti aspettano che torni indietro.
Contropiega è il termine che si sente nei box italiani. Descrive bene la parte visibile del gesto, cioè lo sterzo che va dalla parte sbagliata, ma nasconde la parte importante, che è il tempo di attesa fra il colpo e l’inversione.
Come si esegue: i cinque tempi
Lo scandinavian flick si scompone in cinque momenti distinti. Saltarne uno significa non farlo: significa sbandare.
- Frenata rettilinea. La velocità va tolta prima, con la macchina dritta e stabile. Arrivare al flick ancora in piena frenata significa avere l’avantreno schiacciato e il retrotreno già instabile: la rotazione parte fuori controllo.
- Il colpo verso l’esterno. Sterzata decisa e breve dalla parte opposta alla curva. Piccola: molto più piccola di quanto suggerisca l’istinto. Serve a caricare, non a cambiare direzione.
- L’attesa. Frazione di secondo in cui la vettura si appoggia sulle sospensioni esterne. Questo è il tempo che nessuno rispetta al primo tentativo, ed è l’unico che conta davvero.
- L’inversione. Volante verso l’interno con decisione, spesso accompagnato dal rilascio del gas. Il carico si ribalta, il retrotreno si alleggerisce, l’auto ruota.
- Il controsterzo e il gas. Appena la rotazione raggiunge l’angolo utile si controsterza e si riapre il gas per stabilizzare la vettura sull’allungo. Senza gas la macchina continua a girare e diventa una trottola.
Lo sguardo lavora per tutti e cinque i tempi: si guarda dove si vuole andare, mai dove sta andando il muso. Le mani seguono gli occhi con un ritardo che si misura in decimi, e se gli occhi restano piantati sul fosso, il fosso arriva.
Su che fondo funziona davvero
Terra, ghiaia, neve e ghiaccio: qui lo scandinavian flick dà il massimo. Su questi fondi l’aderenza laterale è talmente bassa che la rotazione va costruita con l’inerzia, e chi non la costruisce esce lungo da ogni curva. Nel rally su sterrato è pane quotidiano; su neve e ghiaccio diventa quasi l’unico modo di girare.
Asfalto asciutto: rende poco e costa tempo. Con aderenza alta la vettura ruota meglio con la frenata in appoggio, cioè rilasciando il freno in modo progressivo mentre si inserisce lo sterzo. Una contropiega su asfalto asciutto produce soprattutto gomme consumate e un cronometro scontento.
Asfalto bagnato, sporco o freddo: qui lo scandinavian flick torna in gioco. Quando il grip scende sotto una certa soglia il comportamento della vettura assomiglia a quello su terra, e le stesse regole tornano valide. La differenza la fa il fondo, non il colore della strada.
Tornanti stretti: caso a parte. Quando lo spazio per ruotare è di pochi metri, il flick va combinato con una frenata forte e talvolta con il freno a mano. Il confine fra le due tecniche è meno netto di quanto raccontino i manuali, e nel dubbio comanda la geometria della curva.
Anteriore, posteriore, integrale
Trazione anteriore. È la configurazione su cui lo scandinavian flick rende di più e costa meno fatica. Il retrotreno è leggero e il rilascio del gas amplifica la rotazione senza che il pilota debba fare altro. Il problema non è farla girare, è smettere di farla girare.
Con una trazione posteriore il flick imposta la rotazione e il gas la mantiene. Il gesto è più dolce, perché l’acceleratore ha già di suo l’autorità per ruotare la macchina: chi esagera con la contropiega si ritrova a fare drift quando voleva fare tempo.
La trazione integrale chiede il gesto più deciso di tutti. Quattro ruote motrici stabilizzano la vettura e resistono alla rotazione, quindi lo scandinavian flick va impostato prima e con più convinzione, poi la trazione fa il resto sull’allungo. È il motivo per cui i flick delle vetture da rally moderne sembrano meno vistosi ma sono più netti.
Scandinavian flick e freno a mano: due attrezzi diversi
Il freno a mano blocca le ruote posteriori e fa ruotare la vettura quasi sul posto. Si usa nei tornanti chiusissimi, a velocità basse, accettando di buttare via quasi tutta l’energia accumulata. È un attrezzo di precisione geometrica.
Lo scandinavian flick lavora sull’inerzia e conserva la velocità: la macchina ruota mentre continua ad avanzare verso la curva. È un attrezzo di continuità.
Confonderli è l’errore classico di chi impara guardando i video. Un tornante a gomito da 30 km/h chiede il freno a mano; una curva veloce da 90 km/h su terra chiede la contropiega; una curva media chiede spesso entrambe, nell’ordine giusto e con dosi diverse. Sbagliare attrezzo non è pericoloso, è semplicemente lento, che nel rally è la stessa cosa.
I cinque errori che finiscono in testacoda
Colpo troppo ampio. Il numero uno, senza rivali. Un flick largo il doppio del necessario genera una rotazione che nessun controsterzo umano riesce a fermare. La contropiega utile è sorprendentemente piccola.
Nessuna attesa fra colpo e inversione. Chi inverte subito non ha caricato niente e ottiene una sterzata inutile seguita da una sterzata inutile. La vettura resta piatta e va dritta.
Flick con il piede ancora sul freno a fondo. Con l’avantreno schiacciato e il retrotreno scarico la rotazione parte prima che il pilota sia pronto. La frenata sportiva va chiusa prima, non durante.
Controsterzo in ritardo. Mezzo decimo di ritardo e la macchina è oltre l’angolo utile. Qui contano la posizione delle mani sul volante e il fatto di non incrociare mai le braccia, altrimenti il controsterzo non arriva proprio dove serve.
Gas chiuso durante la rotazione. Senza trazione la vettura continua a ruotare e diventa un testacoda al rallentatore. Il gas va riaperto appena il muso punta l’uscita, in coordinazione con il piede sinistro e, sulle vetture con cambio tradizionale, con la punta e tacco.
Come si allena senza rovinare la macchina
Serve uno spazio ampio, pulito e senza nulla di duro nel raggio di parecchi metri. Non serve una macchina potente: una vettura modesta su fondo scivoloso insegna lo scandinavian flick meglio di qualsiasi mostro da 300 cavalli, perché costringe a lavorare sull’inerzia invece che sul gas.
La progressione sensata parte a velocità basse su un cerchio ampio, con l’obiettivo di sentire il momento in cui il carico si trasferisce. Solo dopo si aggiungono velocità, ingresso reale e uscita in trazione. Guidare una macchina da rally in queste condizioni cambia completamente la percezione di quanto la vettura sia disposta a ruotare.
Un istruttore accanto vale più di dieci giornate da soli. Il tempismo del flick non si autocorregge: chi sbaglia l’attesa continua a sbagliarla e attribuisce il risultato alla macchina, alla gomma, al fondo, al vento. Lo stesso vale per la lettura della strada, che nel rally arriva dalle ricognizioni e dalle note: una contropiega perfetta su una curva che si chiude più di quanto pensavi è comunque un errore.
Lo scandinavian flick nel rally moderno
Le vetture attuali ruotano con molta più facilità di quelle degli anni Ottanta: differenziali evoluti, sospensioni a lunga escursione, geometrie studiate per aiutare l’inserimento. Il risultato è che lo scandinavian flick di oggi è più piccolo, più rapido e molto meno teatrale di quello del Gruppo B.
Il principio, però, non è cambiato di una virgola. Su terra e su neve i piloti caricano ancora la vettura dalla parte opposta prima di inserirla, e nei tornanti stretti il gesto resta visibile a occhio nudo anche a chi guarda da casa.
Cambia il modo in cui viene nascosto. Un pilota di oggi esegue la contropiega mentre sta ancora frenando in leggero appoggio, la fonde con la staccata e la rende praticamente invisibile: dall’esterno sembra che la macchina giri da sola. Vale la pena ricordare che com’è fatta una vettura da rally incide parecchio su quanto il pilota deve insistere.
Chi vuole provarci con una vettura vera senza comprarla trova un mercato consolidato: il noleggio di auto da rally parte dalle N2 e Rally5 intorno ai 3.000 €, passa per le Rally4 fra 3.500 e 7.000 € e arriva alle Rally2 da 7.000 € in su, a seconda del chilometraggio previsto.
Dove si impara sul serio
Lo scandinavian flick non si impara leggendo, e nemmeno guardando onboard al rallentatore. Si impara su un fondo che scivola, con un istruttore che ti dice quando hai invertito troppo presto, e ripetendo il gesto finché smette di essere una decisione e diventa un riflesso.
Rally Factor Driving School è Centro Tecnico Federale ACI Sport, centro di formazione riconosciuto dalla federazione: affianchiamo gli allievi anche su licenze, abilitazioni e passaggi di licenza, oltre che sulla tecnica. Il quadro completo dei percorsi è nella pagina dei corsi di guida sportiva, e chi cerca il percorso rally in senso stretto parte dal corso rally.
Per l’appassionato sportivo i due corsi più proficui sono Rally+Drift (399 €), dove la contropiega si prova per la prima volta in sicurezza, e Rally Avanzato (499 €), dove il gesto si affina e si lega all’ingresso reale in curva. Nessuno dei due presuppone ambizioni agonistiche: servono a guidare meglio, punto.
Chi invece vuole iniziare a fare sul serio, perché fa track day o punta a entrare nelle gare, trova il gradino successivo nel Rally Esperto (599 €) e nel Corso Individuale Pilota su Misura, costruito sulle esigenze del singolo. Il quadro completo delle date e delle formule è nel catalogo corsi.
💬 Un consiglio sul corso giusto? Scrivimi su WhatsApp
Per la parte regolamentare e per il quadro delle licenze il riferimento ufficiale resta ACI Sport.
Domande frequenti sullo scandinavian flick
Che cos’è lo scandinavian flick?
Lo scandinavian flick è una tecnica di rotazione: in avvicinamento alla curva il pilota dà un colpo di volante verso l’esterno, lascia caricare la vettura su quel lato e poi inverte di scatto verso l’interno. Il trasferimento di carico alleggerisce il retrotreno, la macchina ruota sul proprio asse e si presenta già allineata all’uscita. Serve sui fondi a bassa aderenza, dove lo sterzo da solo non basta a far girare l’auto.
Perché si sterza dalla parte opposta alla curva?
Il colpo verso l’esterno serve a caricare le ruote che poi dovranno lavorare in curva e a mettere in movimento la massa sospesa. Quando il volante viene invertito, il carico si sposta con violenza dall’altra parte e il retrotreno resta per un istante scarico: è in quell’istante che nasce la rotazione. Sterzare subito verso l’interno, senza precarico, produce solo sottosterzo.
Lo scandinavian flick funziona sull’asfalto?
Sull’asfalto asciutto rende poco e costa velocità. Con tanta aderenza la rotazione si ottiene meglio con la frenata in appoggio, rilasciando il freno gradualmente mentre si inserisce lo sterzo. Lo scandinavian flick torna utile su asfalto bagnato, sporco o freddo, e nei tornanti stretti dove serve ruotare la vettura in pochi metri.
Serve il freno a mano per fare lo scandinavian flick?
No. Sono due attrezzi diversi. Il freno a mano blocca le ruote posteriori e si usa nei tornanti molto stretti, a velocità basse, accettando di perdere quasi tutta la velocità. Lo scandinavian flick lavora sull’inerzia e conserva la velocità: la vettura ruota mentre continua ad avanzare verso la curva.
Si può fare lo scandinavian flick con una trazione anteriore?
Sì, ed è anzi la trazione su cui rende di più. Una trazione anteriore ha il retrotreno leggero e reagisce al trasferimento di carico con prontezza; abbinando il rilascio del gas alla contropiega, la coda esce con pochissimo sforzo. Il problema di una trazione anteriore non è iniziare la rotazione, è fermarla al punto giusto.
Qual è l’errore più comune nello scandinavian flick?
Esagerare con l’ampiezza del colpo di volante. Un flick largo il doppio del necessario genera una rotazione che il controsterzo non riesce più a fermare, e la vettura finisce di traverso oltre l’angolo utile o in testacoda. La contropiega efficace è sorprendentemente piccola: conta il tempismo dell’inversione, non quanto volante si gira.
Quanto tempo serve per imparare lo scandinavian flick?
I primi risultati arrivano in una giornata di lavoro su superficie ampia e a velocità contenuta, con un istruttore accanto che corregge il tempismo. Renderlo automatico, cioè eseguirlo senza pensarci mentre si leggono le note e si guarda avanti, richiede molte più ore di volante e una progressione fatta con metodo.
Lo scandinavian flick si usa ancora nel rally moderno?
Sì, su terra, neve e ghiaccio resta parte del repertorio quotidiano. Le vetture attuali hanno differenziali e sospensioni che ruotano con più facilità, quindi il gesto è diventato più piccolo e meno spettacolare rispetto al Gruppo B, ma il principio è identico e nei tornanti di terra lo si vede ancora in modo evidente.
Vuoi metterlo davvero in pratica?
Il videocorso di guida sicura e sportiva di Rally Factor ti insegna le tecniche di questo articolo — e molte altre — con lezioni video che segui quando vuoi, comodamente da casa.
Scopri il videocorso →



