L’out lap non è il riscaldamento delle gomme. È il momento più strategico della sessione. E quasi nessuno lo sa.
C’è un giro che quasi nessuno considera importante.
È il primo — quello che percorrete uscendo dai box all’inizio di ogni sessione. L’out lap. Il giro di riscaldamento, come lo chiamano quasi tutti, con quel tono che comunica chiaramente la sua posizione nella gerarchia: necessario ma non interessante, obbligatorio ma non significativo.
Questo giro viene quasi universalmente sprecato.
Non nel senso di guidato male — nel senso di non usato per quello che potrebbe essere. Attraversato come un corridoio invece di abitato come una stanza.
Eppure l’out lap — se capito e usato correttamente — è probabilmente il giro con il rendimento informativo più alto dell’intera sessione. È il momento in cui potete raccogliere dati sul circuito che i giri veloci non vi daranno mai, perché la velocità riduce la capacità di osservazione.
Cosa succede davvero nelle gomme
Le gomme da pista, a freddo, lavorano in una finestra di temperatura significativamente inferiore a quella ottimale. Il compound non è ancora nella sua zona di massima efficienza. L’aderenza è ridotta.
Un out lap eseguito correttamente accelera questo processo — con sterzate progressive che caricano la gomma lateralmente, frenate che generano calore attraverso l’attrito, accelerazioni che caricano il compound longitudinalmente. Non con slalom improvvisati o brusche variazioni di direzione — quelle generano calore in modo non uniforme e possono produrre graining.
Ma il punto più importante non è come scaldate le gomme nell’out lap. È cosa fate con la testa mentre le scaldete.
L’out lap come laboratorio di osservazione
Quando uscite dai box all’inizio di una sessione, il circuito ha una condizione specifica in quel momento. La velocità ridotta vi dà tempo di guardare quello che i giri veloci non permettono di vedere.
L’umidità e le zone di grigio. Il mattino presto o dopo una pioggia leggera, alcune zone del circuito sono più umide di altre — le zone in ombra, i punti dove l’asfalto trattiene più acqua. Nell’out lap a velocità ridotta potete vedere queste variazioni — il colore dell’asfalto cambia. A velocità piena, su quelle stesse zone, potreste trovare grip significativamente ridotto senza preavviso. Nell’out lap, vedete il preavviso.
I detriti e le variazioni della superficie. Nel corso di sessioni precedenti, le auto potrebbero aver portato detriti sull’asfalto — gomma fuori dalla traiettoria ideale, polvere di freni. Non visibili ad alta velocità ma visibili nell’out lap. Identificarli vi permette di sapere dove il grip potrebbe essere ridotto in modo imprevedibile.
Le variazioni di temperatura del manto stradale. In giornate con forte irraggiamento solare, le zone all’ombra sono significativamente più fredde. La differenza di grip può essere sorprendente. Nell’out lap potete mappare questa variazione. Nei giri veloci, la trovate quando non ve la aspettate.
Lo stato della traiettoria ideale. La gomma depositata dalle sessioni precedenti si accumula sulla traiettoria ideale. Ma questa gomma cambia — si raffredda, si pulisce parzialmente. Il primo giro vi dice dove la traiettoria ideale ha il massimo grip in questo momento, non dove ce l’aveva ieri.
L’out lap come reset cognitivo
Tra una sessione e l’altra, la mente accumula rumore cognitivo — analisi del debriefing, conversazioni, preoccupazioni sui tempi. Se entrate in sessione con quel rumore, guidate con una parte della mente occupata altrove.
L’out lap, usato consapevolmente, è l’opportunità per svuotare. Con una pratica semplice e quasi ridicolmente efficace.
Nel primo terzo dell’out lap, concentrate l’attenzione esclusivamente sulla qualità della superficie stradale. Nient’altro. Non i riferimenti visivi, non le traiettorie, non i punti di frenata. Solo il colore e la texture dell’asfalto sotto le ruote. Questo forzato restringimento dell’attenzione su un elemento sensoriale specifico riduce il rumore cognitivo e porta la mente al presente.
Nel secondo terzo, spostate l’attenzione sulle gomme — come si comportano, dove sembrano avere più o meno grip, come risponde la macchina agli input progressivi.
Nell’ultimo terzo, iniziate a costruire il ritmo verso la sessione — velocità progressivamente maggiore, attenzione che si sposta dalla superficie stradale ai riferimenti visivi.
Quando iniziate il primo giro cronometrato, la mente è pulita, il corpo è calibrato, la macchina è in temperatura. Non siete entrati in sessione — ci siete arrivati attraverso un processo che vi ha preparati.
L’in lap: il gemello dimenticato
L’in lap — il giro finale prima di rientrare ai box — ha due funzioni preziose che quasi nessuno sfrutta.
Il consolidamento dei riferimenti. L’in lap, percorso a velocità progressivamente ridotta, è l’opportunità per consolidare consapevolmente quello che la sessione ha prodotto. Portate attenzione consapevole agli stessi punti che nei giri veloci gestivate in automatico. La scienza dell’apprendimento motorio chiama questo processo retrieval practice — e funziona anche nella guida.
La raccolta dati finale. Le gomme nell’in lap sono in condizioni termiche diverse da quelle dell’out lap. Il grip sulla traiettoria è cambiato. L’in lap vi dà l’opportunità di osservare come il circuito è cambiato nel corso della sessione — informazione preziosa per il debriefing e per la sessione successiva.
Usate l’in lap. Non è un corridoio di uscita — è un laboratorio di consolidamento.
Il giro più importante della sessione
L’out lap non è il riscaldamento delle gomme. È il momento più strategico della sessione. Quello che determina la qualità di tutto quello che viene dopo. Quello che vi dà informazioni che nessun altro giro può darvi.
I piloti che capiscono questo non attraversano l’out lap — lo usano.
Sono le stesse persone che, al termine della giornata, hanno imparato di più dagli stessi giri che hanno fatto gli altri. Non perché abbiano fatto più giri. Perché hanno usato meglio quelli che avevano — compresi quelli che sembravano non contare.
Ogni giro conta. Anche quelli lenti. Soprattutto quelli lenti.
– Giuseppe Piccioni –
Istruttore ACI Sport
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