Un tamponamento in tangenziale costa all’azienda molto più della riparazione. Il veicolo resta fermo, qualcuno organizza il sostitutivo, la franchigia esce dal budget, il tecnico salta gli appuntamenti della giornata e al rinnovo la polizza arriva più cara. Chi fa il fleet manager conosce quella catena a memoria, e sa che nel conto finale la lamiera è la voce più piccola.
La leva su cui un fleet manager può intervenire prima dell’evento è una sola: chi guida. Un corso di guida sicura non è un benefit per i dipendenti, è l’unico intervento che agisce sulla causa dei sinistri invece che sulle conseguenze — e dal 2027 vale anche come sconto sul premio Inail dell’intera azienda.
In questa pagina
- Il costo reale di un sinistro della flotta
- La leva che un fleet manager può portare al controllo di gestione
- Chi guida per lavoro non è una categoria omogenea
- Il rischio stradale nella valutazione dei rischi
- Fleet manager e mobility manager: due ruoli, la stessa popolazione
- Come organizziamo una giornata per una flotta
- Domande frequenti
Il costo reale di un sinistro della flotta
Il costo che finisce in contabilità è quello della riparazione, e per questo è l’unico che di solito viene discusso. Un fleet manager sa che intorno a quella cifra ne gravitano altre, meno visibili e spesso più pesanti.
- Fermo del veicolo, con il costo del sostitutivo o dei giorni in cui una persona non lavora come dovrebbe.
- Franchigia, che nelle flotte è spesso alta proprio per contenere il premio.
- Tempo del personale: chi gestisce la pratica, chi riorganizza gli appuntamenti, chi fa da autista al collega rimasto a piedi.
- Effetto sul premio al rinnovo, che dipende dalla sinistrosità della flotta e si trascina per anni.
- Rapporto con il cliente, quando l’appuntamento saltato è un intervento urgente.
Quanto valga questa catena nella vostra azienda lo sapete voi, non noi: dipende dal contratto assicurativo, dalla franchigia e da come è organizzata l’attività. Il broker che segue la flotta è la persona giusta a cui chiedere il conto esatto, ed è anche quella che vi dirà quanto pesa la sinistrosità sul rinnovo.
Il punto che riguarda la formazione è un altro: tutte quelle voci partono dallo stesso evento, e quell’evento accade in strada, in mano a una persona. Un intervento sui conducenti è l’unico che agisce prima, mentre polizze e procedure agiscono dopo.

La leva che un fleet manager può portare al controllo di gestione
Proporre formazione è più facile quando accanto al costo c’è un ritorno scritto da qualcun altro. Nel modello OT23 per l’anno 2027, con cui le aziende chiedono all’Inail la riduzione del tasso medio di tariffa per prevenzione, il corso teorico-pratico di guida sicura è l’intervento D-4 ed è classificato di tipo A. La Guida Inail stabilisce che per ottenere la riduzione serve un intervento di tipo A oppure due di tipo B: un corso, da solo, apre la domanda.
La riduzione va dal 28% per le aziende fino a 10 lavoratori-anno al 5% per quelle oltre i 200, con una misura fissa dell’8% nei primi due anni di attività della posizione assicurativa. Si applica al tasso medio di tariffa e si somma all’eventuale riduzione per andamento infortunistico favorevole. Il riferimento ufficiale è l’istruzione operativa Inail del 24 luglio 2026, e la ricostruzione completa di requisiti e documenti è nell’articolo su OT23 2027 e corso di guida sicura.
Due condizioni riguardano direttamente chi gestisce una flotta. Il corso deve essere frequentato da almeno il 30% del personale addetto all’autotrasporto o che comunque utilizzi a vario titolo veicoli aziendali, e per i veicoli fino a 35 quintali e fino a nove posti serve una parte teorica più una parte pratica di guida su strada o su pista. Chi ha l’elenco dei mezzi e delle assegnazioni, cioè il fleet manager, è la persona che può dire in mezz’ora se quel 30% è raggiungibile e con quali persone.
Il calendario conta: gli interventi valgono se realizzati nell’anno precedente la domanda. Per la domanda 2027 vanno svolti entro il 31 dicembre 2026. Non siamo consulenti fiscali e non facciamo consulenza: la posizione della singola azienda va verificata con il consulente del lavoro e con la sede Inail.
Chi guida per lavoro non è una categoria omogenea
Nelle nostre giornate aziendali arrivano commerciali, tecnici e manutentori: persone che in auto passano più tempo che alla scrivania. Proprio per questo si presentano convinte di non avere niente da imparare, ed è la parte più interessante del lavoro di un fleet manager, perché l’esposizione al rischio non si distribuisce in modo uniforme.
- Il commerciale fa molti chilometri, spesso in autostrada e con la testa alla trattativa successiva. Il suo problema è la distanza di sicurezza e la stanchezza.
- Il tecnico e il manutentore viaggiano con il mezzo carico, che frena e si comporta in modo diverso da come si ricordano.
- Chi guida poco è quello che in una frenata di emergenza reagisce peggio, perché non ha mai provato l’intervento dell’ABS.
Una segmentazione di questo tipo si fa con i dati che il fleet manager ha già: chilometraggi, assegnazioni, storico dei sinistri per veicolo. Serve a scegliere chi mandare per primo, che è la domanda pratica quando il budget copre venti persone e i conducenti sono sessanta.
Il rischio stradale nella valutazione dei rischi
La flotta non è solo un centro di costo, è anche una popolazione esposta. Chi guida un mezzo aziendale durante l’orario di lavoro rientra nel perimetro della sicurezza sul lavoro, e la differenza fra un infortunio in itinere e uno in occasione di lavoro cambia il modo in cui l’evento pesa sull’azienda. L’abbiamo ricostruita nell’articolo su infortuni in itinere e rischio stradale in azienda.
Per un fleet manager la conseguenza è che l’interlocutore interno non è solo l’ufficio acquisti. Il RSPP e il responsabile del personale hanno lo stesso problema visto da un’altra angolazione, e una giornata di formazione è una delle poche azioni che rispondono a entrambe le esigenze con un unico budget.
Fleet manager e mobility manager: due ruoli, la stessa popolazione
Nelle aziende più strutturate accanto al fleet manager c’è una seconda figura. L’articolo 229, comma 4 del decreto-legge 34 del 19 maggio 2020, convertito dalla legge 77 del 17 luglio 2020, prevede che imprese e pubbliche amministrazioni con singole unità locali con più di 100 dipendenti, situate in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia o in un Comune con più di 50.000 abitanti, adottino il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro e nominino un mobility manager.
Le modalità sono fissate dal Decreto Interministeriale n. 179 del 12 maggio 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 124 del 26 maggio 2021 e successivamente modificato dal Decreto Interministeriale del 16 settembre 2022. Il quadro completo, linee guida comprese, sta sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Il PSCL nasce con una finalità ambientale, non di sicurezza, e va detto con chiarezza: nessuna norma sul mobility management chiede corsi di guida sicura. Il punto di contatto è che il PSCL raccoglie l’analisi di come i dipendenti si spostano, cioè la stessa mappa che serve a capire dove si concentra l’esposizione al rischio stradale. Nelle aziende dove i due ruoli non si parlano, quei dati restano in due cassetti diversi.

Come organizziamo una giornata per una flotta
Il percorso si costruisce sui mezzi e sulle mansioni reali. Le esercitazioni si fanno su auto stradali, non su vetture da competizione, perché il conducente deve riconoscere la macchina che guida tutti i giorni: la frenata di emergenza con l’ABS, la manovra per evitare un ostacolo, il comportamento del veicolo quando l’aderenza cala e i trasferimenti di carico che cambiano tutto quando il mezzo è pieno.
Rally Factor lavora dal 2006 ed è Centro Tecnico Federale ACI Sport. Le sedi sono Villafranca di Verona e la Mola di Rieti, più il modulo su neve e ghiaccio al Tonale; gli istruttori sono istruttori ACI Sport che corrono nei campionati italiani ed europei, e la scuola ha esperienza di sviluppo e presentazione di vetture per case costruttrici e gruppi di concessionari. Sono le credenziali che l’Inail chiede di documentare per l’intervento OT23: fra i documenti probanti c’è il curriculum di chi ha tenuto il corso.
Alla fine della giornata consegniamo il materiale che serve al fascicolo: programma datato con il soggetto erogatore, elenco presenze firmato e attestati di fine corso. Il dettaglio delle attività per le aziende è nella pagina corsi di guida sicura.
Parliamo della vostra flotta
Scriveteci con due informazioni, quante persone guidano per lavoro e con che tipo di veicoli: prepariamo un preventivo e una proposta di giornata su misura, con programma e calendario.
💬 Parliamo del percorso per la tua azienda
In alternativa scrivete a info@rallyfactor.it, indicando il numero di conducenti e le sedi coinvolte.
Domande frequenti dei fleet manager
Un corso di guida sicura riduce davvero i sinistri della flotta?
Agisce sulla causa, cioè sul comportamento di chi guida, mentre polizze e procedure intervengono dopo l’evento. Quanto valga in una singola azienda dipende dalla composizione della flotta, dai chilometraggi e dallo storico dei sinistri: il broker che segue la flotta è l’interlocutore giusto per quantificare l’effetto sul premio al rinnovo.
Il corso di guida sicura vale come intervento OT23 per il fleet manager?
Sì. Nel modello OT23 per l’anno 2027 il corso teorico-pratico di guida sicura è l’intervento D-4 di tipo A, e la Guida Inail stabilisce che per fruire della riduzione serve un intervento di tipo A oppure due di tipo B. Un corso, da solo, è sufficiente ad aprire la domanda.
Quanti conducenti devono partecipare perché l’intervento sia valido?
Il modello chiede che il corso sia frequentato da almeno il 30% del personale dell’azienda addetto all’autotrasporto o che comunque utilizzi a vario titolo veicoli aziendali, nell’anno precedente a quello della domanda.
Le esercitazioni si fanno con le auto aziendali o con le vostre?
Il percorso si costruisce sui mezzi e sulle mansioni reali, e le esercitazioni si svolgono su auto stradali, non su vetture da competizione: il conducente deve ritrovare il comportamento del veicolo che guida tutti i giorni. La scelta si definisce insieme in fase di preventivo.
Che documenti riceve l’azienda alla fine della giornata?
Programma del corso datato e con l’indicazione del soggetto erogatore, elenco presenze firmato dai partecipanti e attestati di fine corso. Sono documenti che rientrano fra quelli richiesti dall’Inail come prova della realizzazione dell’intervento.
Fleet manager e mobility manager sono la stessa figura?
Sono due ruoli distinti. Il mobility manager è previsto dall’articolo 229, comma 4 del decreto-legge 34 del 2020 per le imprese e le pubbliche amministrazioni con unità locali con più di 100 dipendenti situate in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia o in un Comune con più di 50.000 abitanti, e si occupa degli spostamenti casa-lavoro con finalità ambientali. Il fleet manager gestisce i veicoli aziendali e i loro costi.
Il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro obbliga a fare formazione sulla guida sicura?
No. Il PSCL nasce con una finalità ambientale e nessuna norma sul mobility management prevede corsi di guida sicura. Il punto di contatto è che il piano contiene l’analisi di come i dipendenti si spostano, cioè un’informazione utile anche per capire dove si concentra l’esposizione al rischio stradale.
Entro quando va organizzato il corso per la domanda OT23 2027?
Gli interventi devono essere realizzati nell’anno precedente a quello di presentazione della domanda: per la domanda del 2027 significa entro il 31 dicembre 2026. La verifica della posizione della singola azienda va fatta con il proprio consulente del lavoro e con la sede Inail competente.
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