La Nissan Skyline R33 di Rally Factor Driving School di coda sul bagnato: una delle due vetture del corso drift a Villafranca di Verona, la sede più vicina a Bologna e all’Emilia-Romagna.
Il circuito di Pomposa è lungo 1.600 metri. Monza ne fa 5.793. Se pensate che questo chiuda la discussione su quale delle due piste vi renda piloti migliori, avete già sbagliato la prima curva. A Pomposa un giro dura poco più di un minuto anche con una stradale seria (una Porsche 911 da 600 cavalli ci ha girato in 1’06”; sotto il minuto ci vanno solo le auto da gara vere), e in un pomeriggio ne fate quanti a Monza ne fareste in tre giornate: ogni errore torna a bussare dopo un minuto, non dopo tre, e non c’è un rettilineo da un chilometro dove nascondersi dietro ai cavalli.
Rally Factor Driving School lavora sul circuito di Pomposa spesso, più che su piste con nomi molto più altisonanti, con il percorso individuale Pilota su Misura. Questa guida spiega dove si trova, com’è fatto, cosa chiede il regolamento per entrare con la propria auto e perché una sessione con l’istruttore a fianco vale più di dieci track day fatti da soli.
Circuito di Pomposa: dove si trova e cosa c’è dentro
L’impianto sta a San Giuseppe di Comacchio, in provincia di Ferrara, in via Orto Alfierino 20: a un passo dal Lido di Pomposa, circa otto chilometri da Comacchio e una sessantina da Ferrara. Il mare è a pochi minuti, il che spiega perché d’estate nel parcheggio ci siano più bermuda che tute ignifughe.
Chi cerca l’autodromo di Pomposa trova tre impianti in uno: l’autodromo da 1.600 metri per auto e moto, un kartodromo da 1.200 metri per kart, minimoto e supermotard, e un crossodromo. Autodromo e kartodromo lavorano tutto l’anno, con calendari separati per prove libere, gare ed eventi. È un dettaglio che conta: la giornata che vi interessa va cercata nel calendario dell’autodromo, non in quello generico del circuito, perché il tracciato auto e moto è spesso occupato da gare motociclistiche o da giornate riservate.
Il circuito di Pomposa in numeri: 1.600 metri, 10 metri di larghezza, senso antiorario
I dati tecnici della pista di Pomposa sono pochi e brutalmente onesti. Lunghezza: 1.600 metri. Larghezza: 10 metri costanti, che salgono a 14 sul rettilineo di partenza. Senso di marcia: antiorario. Il rettilineo più lungo, secondo le schede degli organizzatori che ci corrono in moto, è di circa 300 metri. Sul numero esatto di curve le fonti litigano, e noi non litighiamo con loro: contatele voi al primo giro di ricognizione, è un ottimo esercizio di lettura del tracciato.
Dieci metri di larghezza sono tanti per una pista di club e pochissimi per chi ha imparato a guidare in pista guardando gli onboard di Spa. Vuol dire che la traiettoria ideale esiste una volta sola, e che il margine per correggere un ingresso sbagliato è la metà di quello che avete su un circuito da Gran Premio. Sul rettilineo da 14 metri respirate, poi torna la scuola.
Il senso antiorario è l’altro dettaglio da non sottovalutare. In una pista antioraria il pilota passa buona parte del giro con il peso dell’auto che si carica sul lato opposto al suo: sente meno l’anteriore che si alleggerisce e, senza riferimenti sulla sinistra, deve fidarsi dei punti di corda invece che dell’istinto. Chi arriva da piste orarie ci mette qualche giro a capire perché l’auto sembra sottosterzare più del solito.

Perché una pista corta insegna più di una lunga
Un giro del circuito di Pomposa, con una stradale ben guidata, dura poco più di un minuto: una 911 da 600 cavalli ha fermato il cronometro a 1’06”, e per scendere sotto il minuto servono auto da gara vere, non una sportiva col tagliando in regola. In una sessione da venti minuti se ne fanno comunque una quindicina abbondante. La stessa sessione a Monza produce sei o sette giri, di cui la metà passati a contare i cavalli sul rettilineo. Il rapporto tra curve percorse e minuti pagati è il numero che dovrebbe interessare chi vuole imparare, non il nome dell’autodromo da mettere nella storia di Instagram.
Su una pista corta l’errore costa poco e torna subito. Se in una curva entrate troppo forte, un minuto dopo siete di nuovo lì a riprovarci con l’informazione ancora fresca nelle mani. A Monza, tra un tentativo e l’altro, passano tre minuti e quattro staccate diverse: quando tornate alla curva incriminata avete già dimenticato cosa avevate sbagliato. È per questo che le modifiche di assetto si provano sui tracciati brevi: più cicli, più dati, meno rumore.
L’altro vantaggio è meno romantico: sul circuito di Pomposa la velocità di punta resta contenuta, e questo rende la pista di Pomposa un posto ragionevole dove portare la propria auto senza che il primo errore costi un’auto nuova. Le vie di fuga sono a misura di pista corta, non di Formula 1, quindi nessuno vi sta dicendo che si può sbagliare gratis. Vi stiamo dicendo che si sbaglia a velocità più basse, e che questa è la condizione migliore per imparare.
Regolamento del circuito di Pomposa: cosa serve per entrare con la propria auto
Il regolamento del circuito è pubblico, chiaro, e vale la pena leggerlo prima di caricare l’auto sul carrello. I punti che fermano la gente al cancello sono sempre gli stessi.
- Titolo abilitativo: patente, licenza agonistica o tessera allenamenti, idonei al mezzo che guidate. Per i minorenni la licenza (o la tessera allenamenti) è obbligatoria.
- Abbigliamento: casco omologato, tuta, guanti e calzature idonee secondo gli standard ACI Sport. Niente telecamere sul casco: ne invalidano l’omologazione e il casco non è più idoneo.
- Auto: vaschetta di recupero per gli sfiati dei liquidi; nel radiatore solo acqua (o acqua e alcol), mai liquidi che in caso di rottura rendano l’asfalto una saponetta.
- Rumore: massimo 96/100 dB. Vietati i sistemi «bang» e i cambi elettronici che aumentano il rumore. Se l’auto è troppo rumorosa non entra, o viene fermata.
- Veicoli elettrici: vietati in pista e vietata la ricarica nel paddock.
- Condotta: vietati drifting, burnout, zig zag, prove di partenza non previste e fermate lungo il tracciato senza motivo.
- Passeggeri: vietati, salvo autorizzazione della direzione nelle auto stradali con istruttori abilitati a bordo.
Due righe meritano una sottolineatura. La prima: chi entra con la sola patente non fa attività sportiva ma ricreativa, e non è coperto dall’assicurazione sportiva delle licenze. Una polizza infortuni personale è una scelta vostra, ma è una scelta da fare prima, non dopo. La seconda: il solo modo per avere qualcuno a fianco in pista è che quel qualcuno sia un istruttore abilitato, non un amico che «ha fatto tanti track day». A Pomposa la regola è scritta nero su bianco, ed è la stessa ragione per cui Rally Factor Driving School lavora sul circuito di Pomposa con istruttori riconosciuti: siamo Centro Tecnico Federale ACI Sport, e i nostri istruttori sono abilitati a sedersi accanto a voi.
Quanto costa girare a Pomposa con la propria auto
Il listino del circuito di Pomposa per i mezzi privati è di quelli che fanno sorridere chi ha pagato un track day a Monza: 60 euro la mezza giornata e 80 euro la giornata intera per le auto, IVA inclusa, a pilota (listino 2026 del circuito; controllate sempre sul sito ufficiale prima di partire, i prezzi cambiano). La prenotazione si fa dal calendario delle prove libere dell’autodromo, scegliendo la data e compilando il modulo: la conferma arriva subito via mail.
Il prezzo della pista è la parte piccola del conto. Il resto lo fanno gomme, freni e benzina, e soprattutto quello che portate a casa: venti giri fatti a caso costano quanto venti giri fatti con un metodo, ma valgono un decimo. La domanda giusta non è «quanto costa il track day» ma «quanto costa ogni secondo che tolgo al giro». La risposta, se avete un istruttore a fianco e una telemetria che vi dice dove li perdete, è: molto meno.
Track day Pomposa con istruttore: cosa succede giro dopo giro
Sul circuito di Pomposa Rally Factor Driving School lavora soprattutto con il percorso individuale: un istruttore, un allievo, la sua auto o una delle nostre, e la telemetria che registra ogni giro. Il metodo è quello che descriviamo nella guida su come funziona un track day: prima si mettono a posto posizione di guida e sguardo, poi si lavora sulle staccate e sul raccordo tra le curve, e solo alla fine si cerca la velocità. Chi inverte l’ordine trova la velocità per tre giri e poi la perde con la testa.
Il vantaggio della pista corta, qui, diventa evidente. In una giornata a Pomposa l’istruttore vede la stessa curva sessanta volte, e ogni volta può cambiare una cosa sola: il punto di frenata, il momento in cui si rilascia il freno, l’apertura del gas. A fine giornata la telemetria mette i giri uno sopra l’altro e la differenza salta fuori senza bisogno di credere a nessuno. Il caso che raccontiamo più spesso è quello di un allievo che a Pomposa ha tolto sette secondi al giro in una sola giornata: su un tracciato da poco più di un minuto è un’altra categoria, non un miglioramento.
Non serve arrivare con un’auto da corsa. Una stradale in ordine, con freni e gomme in buono stato, basta per una giornata di lavoro utile; le nostre vetture stradali opportunamente preparate sono lì per chi non vuole consumare la propria. Chi poi vuole passare dall’esperienza alla licenza trova in noi un Centro Tecnico Federale ACI Sport che affianca l’allievo per licenze, abilitazioni e passaggi di licenza. Il percorso individuale è il livello più alto dei nostri corsi di guida sportiva; chi vuole invece una pista lunga dove verificare le staccate in salita può leggere la guida al track day a Vallelunga, e il confronto fra le due dice molto su cosa vuol dire, davvero, imparare a guidare in pista.
Prima della giornata in pista, un passo che costa poco e vale molto è la teoria. Il videocorso di guida sicura e sportiva di Rally Factor Driving School spiega in lezioni come «Traiettorie e punti di corda», «Grip in frenata» e «Trasferimento dei pesi» esattamente ciò che sul circuito di Pomposa si mette in pratica curva dopo curva. Non sostituisce la pista, la anticipa: chi arriva sapendo già cosa cercare usa i primi giri per lavorare, non per capire dove sta.
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Domande frequenti sul circuito di Pomposa
Dove si trova il circuito di Pomposa?
Il circuito di Pomposa si trova a San Giuseppe di Comacchio, in provincia di Ferrara, in via Orto Alfierino 20, a pochi minuti dal Lido di Pomposa: circa otto chilometri da Comacchio e una sessantina da Ferrara.
Quanto è lungo il circuito di Pomposa?
L’autodromo misura 1.600 metri, con una larghezza di 10 metri che sale a 14 sul rettilineo di partenza, e si percorre in senso antiorario. Nello stesso impianto ci sono un kartodromo da 1.200 metri e un crossodromo.
Si può entrare al circuito di Pomposa con la propria auto?
Sì, nelle giornate di prove libere dell’autodromo, prenotando dal calendario sul sito del circuito. Il listino 2026 per le auto private è di 60 euro la mezza giornata e 80 euro la giornata intera, IVA inclusa, a pilota.
Serve il casco al circuito di Pomposa?
Sì. Il regolamento chiede casco omologato, tuta, guanti e calzature idonee secondo gli standard ACI Sport, e vieta di applicare telecamere o altri dispositivi sul casco perché ne invalidano l’omologazione.
Si può portare un passeggero in pista a Pomposa?
No, salvo autorizzazione della direzione per le auto stradali con a bordo un istruttore abilitato. È il motivo per cui una sessione con l’istruttore di Rally Factor Driving School, Centro Tecnico Federale ACI Sport, è il modo corretto di avere qualcuno a fianco in pista.
Il circuito di Pomposa è adatto a chi non è mai stato in pista?
È una delle piste migliori per iniziare: giri brevi, velocità di punta contenute e la possibilità di ripetere la stessa curva decine di volte in una sessione. Con un istruttore a fianco la curva di apprendimento è molto più ripida che su un circuito lungo.
Cosa vieta il regolamento del circuito di Pomposa nelle prove libere?
Drifting, burnout, prove di partenza non previste, veicoli elettrici, rumorosità oltre i 96/100 dB e liquidi di raffreddamento diversi dall’acqua. Serve inoltre una vaschetta di recupero per gli sfiati.
Serve una licenza sportiva per girare a Pomposa?
Per i maggiorenni basta la patente di guida idonea al mezzo, ma in quel caso l’attività è ricreativa e non è coperta dall’assicurazione sportiva delle licenze. Per i minorenni la licenza agonistica o la tessera allenamenti è obbligatoria.




