Audi Quattro A2 al Rally del Portogallo 1984. Foto MPW57, pubblico dominio, via Wikimedia Commons.
L’Audi Quattro rally è l’auto che ha fatto sembrare vecchie tutte le altre nel giro di una stagione. Nel 1981 i rally si vincevano con coupé a trazione posteriore guidate da gente coraggiosa; qualche anno dopo, chi non aveva quattro ruote motrici correva per il secondo posto. Non male per una coupé squadrata, con un cinque cilindri piazzato davanti all’asse anteriore come un’incudine sul cofano.
Qui trovi la storia vera della Audi Quattro nei rally, senza leggende da bar: come è nata, com’era fatta, cosa ha vinto, chi l’ha guidata e come è finita con il Gruppo B. E, visto che la scrive chi insegna a guidare le auto da rally, anche cosa insegna oggi la sua trazione integrale a chi si siede al volante.
Indice
- Audi Quattro rally: cos’è e perché ha cambiato le regole
- Dalla Iltis alla quattro: com’è nata l’idea
- Cinque cilindri turbo e quattro ruote motrici
- Audi Quattro rally: Mikkola, Blomqvist e Michèle Mouton
- Sport quattro e S1: il passo corto contro la Peugeot 205 T16
- Il 1986 e la fine del Gruppo B
- Guidare una quattro: cosa insegna il motore a sbalzo
- Dalla quattro al 2026: come si corre oggi
- Domande frequenti sull’Audi Quattro rally
Audi Quattro rally: cos’è e perché ha cambiato le regole
L’Audi quattro è una coupé prodotta dal 1980 al 1991 ed è ricordata come la prima auto europea di grande serie con trazione integrale permanente. Nei rally ha corso prima nel Gruppo 4 e poi nel Gruppo B, e ha dimostrato una cosa che oggi sembra ovvia: sullo sterrato, sulla neve e sull’asfalto bagnato quattro ruote che spingono battono due ruote che spingono.
La porta gliel’aveva aperta la FIA, che dal 1979 ammise le auto a trazione integrale nel Mondiale Rally. Audi fu la prima a capire che non era un dettaglio del regolamento ma una rivoluzione. Dopo la quattro, ogni auto da rally di vertice è stata costruita con quattro ruote motrici, e lo è ancora oggi. Come si sono evolute le categorie da allora lo spiega la nostra guida alle classi e categorie delle auto da rally.
Dalla Iltis alla quattro: com’è nata l’idea
L’idea nasce nel 1977 da Jörg Bensinger, responsabile Audi per i telai, durante alcuni test invernali in Finlandia. Le berline di serie a trazione anteriore arrancavano, mentre l’Iltis, il fuoristrada militare progettato da Audi, sulla neve andava più forte di tutte. La domanda era semplice: cosa succede se quella trazione la metti su un’auto sportiva?
Il progetto passò sotto la supervisione di Ferdinand Piëch, allora direttore tecnico, che spinse per un’auto nuova invece di un semplice adattamento. Nell’aprile del 1978, a Hockenheim, un prototipo con carrozzeria da Audi 80 e 160 CV girò con tempi vicini a quelli di una Porsche 928 con un V8 da 240 CV. Da lì il progetto non si fermò più: la quattro fu presentata nel 1980 e debuttò nel Mondiale Rally a gennaio del 1981, al Monte-Carlo.
Cinque cilindri turbo e quattro ruote motrici
La ricetta della quattro è semplice da scrivere: motore cinque cilindri in linea turbo di circa 2,1 litri montato longitudinalmente davanti all’asse anteriore, trazione integrale permanente con differenziale centrale, carrozzeria coupé derivata dalla Audi 80.
La potenza è cresciuta a ogni stagione. La versione da rally del 1981 aveva circa 304 CV; nel 1982, con il monoblocco in alluminio, si arrivava a 320-340 CV. Con la quattro A2 del Gruppo B, fra il 1983 e il 1984, si parla di 360-400 CV. Per la A2 Audi usò anche un trucco regolamentare: ridusse la cilindrata a 2.135 cm³ perché, moltiplicata per il coefficiente 1,4 previsto per i motori turbo, restasse sotto i 3.000 cm³ equivalenti e desse diritto a un peso minimo più basso.
Il prezzo di tutto questo era il peso sull’avantreno. Un cinque cilindri a sbalzo davanti alle ruote rende l’auto stabile e trazionata, ma pigra a inserirsi in curva. Per capire perché la trazione integrale abbia vinto comunque, e perché vinca ancora, la nostra guida alla trazione integrale nel rally parte dalle basi.
Audi Quattro rally: Mikkola, Blomqvist e Michèle Mouton
Al debutto nel Monte-Carlo 1981 le due Audi Quattro rally di Hannu Mikkola e Michèle Mouton si ritirarono per guasti. Alla gara successiva, in Svezia, Mikkola vinse davanti alle Ford Escort: era la prima vittoria mondiale di un’auto a trazione integrale.
A ottobre dello stesso anno arrivò il risultato più famoso. Michèle Mouton, con la navigatrice torinese Fabrizia Pons, vinse il Rallye di Sanremo: fu la prima donna a vincere una prova del Mondiale Rally, e resta l’unica. L’anno dopo la coppia chiuse il campionato piloti al secondo posto, dietro Walter Röhrl, e Audi vinse il titolo costruttori del 1982.
Il 1983 fu l’anno del Gruppo B. Mikkola vinse il titolo piloti, mentre quello costruttori andò alla Lancia per appena due punti, con la Lancia 037 a trazione posteriore. Nel 1984 Audi prese tutto: titolo costruttori e titolo piloti con Stig Blomqvist.

Sport quattro e S1: il passo corto contro la Peugeot 205 T16
Nel 1984 arrivò la Peugeot 205 Turbo 16: motore centrale, trazione integrale e un telaio pensato da zero per le corse. Contro un’auto così la quattro, nata da una coupé stradale con il motore a sbalzo, cominciava a sembrare vecchia.
La risposta di Audi fu la Sport quattro: passo accorciato di 32 centimetri, carrozzeria in materiale composito e motore bialbero a quattro valvole per cilindro. Per omologarla nel Gruppo B servivano almeno 200 esemplari stradali, e ne furono costruiti 224, con 306 CV già nella versione di serie.
Nel 1985 arrivò l’evoluzione S1, con alettoni vistosi, radiatori spostati al posteriore per bilanciare i pesi e potenze che le fonti collocano oltre i 500 CV. Per ridurre il ritardo del turbo il motore aveva un sistema che manteneva la turbina in pressione anche a gas chiuso, antenato dell’anti-lag di oggi. Con la S1 Walter Röhrl vinse il Sanremo 1985, ma la Peugeot era ormai l’auto da battere.
Il 1986 e la fine del Gruppo B
Il Gruppo B finì in pochi mesi. Nel 1986, al Rally del Portogallo, una Ford RS200 uscì di strada fra il pubblico, e Audi ritirò subito le sue auto dal Mondiale. A maggio, al Tour de Corse, Henri Toivonen e Sergio Cresto morirono con la Lancia Delta S4: la FIA decise di chiudere il Gruppo B dal 1987.
L’ultima grande vittoria della quattro arrivò lontano dai rally: nel 1987 Walter Röhrl vinse la cronoscalata di Pikes Peak con una Sport quattro S1 preparata apposta. Poi la quattro diventò storia, ma la trazione integrale non uscì più dal rally.
Guidare una quattro: cosa insegna il motore a sbalzo
Il comportamento della quattro è una lezione ancora attuale per chiunque guidi un’integrale. La fisica si riassume in tre punti.
Il muso pesante allarga le curve
Con il motore a sbalzo davanti all’asse anteriore, se entri troppo veloce l’avantreno scivola verso l’esterno. Le quattro ruote motrici non cancellano il sottosterzo: se sbagli l’ingresso, lo rendono solo più ostinato. Il meccanismo è spiegato nella nostra guida al sottosterzo.
Il piede sinistro fa girare l’auto
I piloti della quattro, Blomqvist su tutti, usavano il freno con il piede sinistro tenendo il destro sul gas: così caricavano l’anteriore, facevano ruotare l’auto e tenevano il turbo in pressione. La tecnica è spiegata passo per passo nella nostra guida al piede sinistro sul freno.
La trazione si usa in uscita
Il vantaggio di un’integrale si incassa quando si riapre il gas. Chi entra piano, fa girare l’auto e accelera presto esce più veloce di chi frena tardi e resta impantanato nel sottosterzo. Vale per la quattro del 1981 e vale per una berlina a trazione integrale di oggi.
Dalla quattro al 2026: come si corre oggi
Il Gruppo B non esiste più: oggi una stagione rally si costruisce con le vetture Rally5, Rally4 e Rally2. Il passaggio obbligato è la licenza ACI Sport: Rally Factor Driving School è Centro Tecnico Federale ACI Sport e affianca gli allievi nei passaggi di licenza e nelle abilitazioni.
Per la macchina, il noleggio auto da rally costa indicativamente circa 3.000 € per una N2 o Rally5, da 3.500 a 7.000 € per una Rally4 e da 7.000 € in su per una Rally2, sempre in base al chilometraggio della gara. Sono cifre che si spendono bene solo se chi guida sa già cosa sta facendo.
Il percorso per arrivarci passa da un corso di rally. Il Rally+Drift a 399 € e il Rally Avanzato a 499 € non sono riservati a chi vuole gareggiare: sono i corsi più utili per l’appassionato che vuole capire la propria auto, e si svolgono su asfalto con vetture stradali opportunamente preparate (nel base) e di derivazione rallistica (nell’Avanzato). Si comincia a fare sul serio con il Rally Esperto a 599 € e con il Corso Individuale Pilota su Misura, costruito sulla tua guida con l’istruttore e la telemetria. L’offerta completa è nella pagina dei corsi di guida sportiva.
Domande frequenti sull’Audi Quattro rally
Quanti titoli mondiali ha vinto l’Audi Quattro nei rally?
Quattro titoli: i mondiali costruttori del 1982 e del 1984 e i mondiali piloti del 1983 con Hannu Mikkola e del 1984 con Stig Blomqvist.
Quando ha debuttato l’Audi Quattro nel Mondiale Rally?
Al Rally di Monte-Carlo del gennaio 1981, con Hannu Mikkola e Michèle Mouton. La prima vittoria arrivò alla gara successiva, in Svezia, con Mikkola.
Che motore aveva l’Audi Quattro da rally?
Un cinque cilindri in linea turbo di circa 2,1 litri, montato longitudinalmente davanti all’asse anteriore. La potenza è passata da circa 304 CV nel 1981 a 360-400 CV con la A2 e a oltre 500 CV con la Sport quattro S1.
Chi è Michèle Mouton?
La pilota francese che nel 1981, con l’Audi Quattro e la navigatrice torinese Fabrizia Pons, vinse il Rallye di Sanremo. È stata la prima donna a vincere una prova del Mondiale Rally e resta l’unica.
Che differenza c’è fra Audi Quattro e Sport quattro?
La Sport quattro ha il passo accorciato di 32 centimetri, la carrozzeria in materiale composito e un motore bialbero a quattro valvole per cilindro. Fu costruita in 224 esemplari per omologare la versione da corsa nel Gruppo B.
Perché l’Audi si ritirò dal Gruppo B?
Dopo l’incidente del Rally del Portogallo 1986, in cui una Ford RS200 finì fra il pubblico, Audi ritirò le sue auto. Pochi mesi dopo, dopo la morte di Toivonen e Cresto al Tour de Corse, la FIA chiuse il Gruppo B dal 1987.
Si può imparare a guidare un’auto a trazione integrale?
Le basi sì: gestione del gas in uscita di curva, lettura del sottosterzo e trasferimenti di carico si imparano in un corso di rally. Nel corso base Rally+Drift di Rally Factor Driving School si lavora su asfalto con vetture stradali opportunamente preparate.
Crediti fotografici: immagine di copertina, Audi Quattro A2 al Rally del Portogallo 1984, di MPW57 (pubblico dominio); Audi Sport quattro S1 E2 al Rally Bohemia Legend 2020, di Miloslav Rejha (CC BY 4.0); entrambe via Wikimedia Commons, ridimensionate.
La quattro è un pezzo da museo. La trazione integrale no.
Gas in uscita, trasferimenti di carico e lettura del sottosterzo si imparano in pista con un istruttore accanto: parti dal corso di rally di Rally Factor Driving School, oppure guarda tutto il percorso nella pagina dei corsi di guida sportiva.
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